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By 15 marzo 2011 2 Comments

Il progetto ARPA, tra buoni propositi e scarse adesioni


Un paio di settimane fa, complice un commento sull’articolo “PULIZIA PROFESSIONALE RISPETTANDO L’AMBIENTE“, ho conosciuto  il Sig. Giovanni Cantello dell’omonima azienda CANTELLO S.R.L.. Come accade talvolta, un po’ per caso un po’ perchè deve accadere, l’incontro telefonico è stato davvero illuminante e piacevole.

Il sig. Cantello è un professionista delle pulizie professionali e ricopre il ruolo di rivenditore. Come introducevo sopra, incuriosito dalla competenza mostrata nel commento, affascinato dalla buona dose di notizie interessanti, scoperte sul sito www.cantello.it, abbiamo chiacchierato piacevolmente per più di mezz’ora.

Attivo nel settore delle pulizie da più di trent’anni, figlio d’arte, appassionato all’argomento e brillante interlocutore, Giovanni Cantello col suo lavoro trasforma l’ azienda di famiglia, principalmente dedita alla produzione e alla vendita di scope,  a una vera e propria “casa” delle pulizie professionali. Per sua stessa ammissione, gli anni che lo hanno portato a interessarsi della “buona pulizia professionale” , sono stati attraversati da un periodo poco onorevole dove ,un po’ per necessità e un po’ per inesperienza, si è trovato per un periodo relativamente breve , ad appartenere alla categoria dei venditori di “sapone”, quella terminologia che amo usare per differenziare i professionisti delle pulizie dai venditori di candeggina acidi e saponi. Ma come spesso accade, bisogna vivere il negativo per accostarsi con consapevolezza al positivo.
Oggi leader tra le aziende piemontesi, con qualche soddisfazione anche nel resto dello stivale, la ditta Cantello ha fatto della consulenza professionale e della sostenibilità ambientale il suo fiore all’occhiello.

Ed è proprio in merito a quest’ultima considerazione che vorrei proporvi quest’articolo:
Scritto e “vissuto” dal Sig. Giovanni Cantello , un interessante esperienza in virtù di progetti Onorevoli e attuazioni Disonorevoli!:

“In tutti i settori aumenta la rischiesta di prodotti più rispettosi per l’ambiente e per gli operatori. Tutti abbiamo voglia di alimenti sani, aria pulita, detergenti meno inquinanti, ecc.

A questa necessità non si sottraggono neanche le pubbliche amministrazioni.

Il Green Public Procurement, varato dalla Comunità Europea stabilisce alcune linee guida per gli acquisti delle pubbliche amministrazioni.Gli enti pubblici avrebbero l’obbligo di acquistare il 25% dei loro fabisogni in prodotti ecosostenibili (vedi portale www.acquistinretepa.it).

Rientrano in questa direttiva diverse categorie merceolociche ma vorrei prendere in considerazione solo i detergenti.
Per restare più vicini a noi l’Arpa Piemonte in collaborazione con vari enti (comuni, scuole, aziende municipalizzate, ecc.) ha ampliato queste direttive varando il progetto A.P.E. (clicca qui).


I settori interessati sono molti tra cui anche i servizi di pulizia che coinvolgono quindi tutte le imprese impegnate in appalti pubblici ma anche indirettamente tutti quegli Enti che svolgono tale servizio in proprio.

I punti più interessanti possono essere riassunti nei seguenti:

1)USARE PRODOTTI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE

2)ORGANIZZAZIONE DI CORSI DI FORMAZIONE AL PERSONALE PER IL CORRETTO

3)UTILIZZO DEO PRODOTTI E DEI MATERIALI

4)UTILIZZO DI PRODOTTI CHE NON CONTENGANO PROFUMI E COLORANTI

5)TRASPORTO E CONSEGNA DEI PRODOTTI DI PULIZIA IN FORMA CONCENTRATA E LORO DILUIZIONE SUL POSTO DI IMPIEGO

5)UTILIZZO DI CONTENITORI RIUTILIZZABILI

6) UTILIZZO DI MACCHINARI E SOLUZIONI  CHE CONSENTANO  UNA RIDUZIONE DEI CONSUMI IDRICI.

7) MINIMIZZAZIONE DELLA VARIETA’ DI PRODOTTI DI PULIZIA UTILIZZATI.

8 ) UTILIZZO DI MATERIALI ED ATTREZZI CHE NON SIANO USA E GETTA



Come si può ben immaginare il progetto è molto importante per sensibilizzare tutti ad un utilizzo più consapevole delle risorse naturali, incluso il risparmio idrico troppo spesso sottovalutato.

Quindi, visto che l’ Ente Pubblico è sotto gli occhi di tutti, è anche giusto che per primi gli enti pubblici si impegnino a portare avanti questo progetto.

Ci si aspetterebbe una adesione diffusa e convinta e quindi a che punto siamo?

In piemontese si direbbe al pian dei babj.

Babj sono chiamati i rospi che notoriamente vivono semi sommersi nell’acqua e fango e questo rende bene l’idea.

Pochi giorni or sono ho fatto visita di proposito ad un Ente che fa parte di questo progetto. Naturalmente presento la mia piccola ditta, il mio catalogo e poi chiedo: ma con il progetto A.P.E. come vi comportate?

Gelo…….

Qualcuno di voi ha visto il film QUALUNQUEMENTE il simpatico film sul costume italiano?
Ricordate la scena in cui l’ispettore dei Carabinieri chiede la ricevuta fiscale dopo aver mangiato al ristorante di una spiaggia calabrese?

Bene, l’effetto è stato lo stesso. L’ufficio composto da 6-7 persone si è ammutolito. Poi, come per incanto, un giovane si è ricordato di avere sentito parlare di questo progetto e da sotto un plico di documenti ha riesumato una vecchia circolare. Dopo averla letta a lungo però secondo lui l’Ente non era interessato in quanto il progetto parla di servizi e loro le pulizie le fanno con i loro dipendenti.

Quindi, loro, possono tranquillamente continuare ad inquinare senza ritegno alcuno.

Resta il fatto che questo Ente neanche si preoccupa del problema ma la cosa assai più grave è che si occupa di rifiuti, promulga la raccolta differenziata, parla di iniziative legate all’ambiente. Già, perchè sono gli altri che lo devono fare, ma a casa propria la cosa cambia. Basta spendere poco perchè tanto gli utilizzatori sprecano e bisogna dar loro prodottini economici e da non diluire.

Tutti sono concordi sul discorso ambientale, purchè ciò non comporti una spesa maggiore, ma, soprattutto devono essere gli altri a preoccuparsi.
I prodotti a basso impatto ambientale sono notoriamente più costosi e siccome i soldi sono sempre meno tutti si riducono ad acquistare prodotti più economici.

Con questo non voglio dire che i prodotti economici non siamo tecnicamente validi o siano per forza di cose più inquinanti. Sta di fatto che mai come oggi si è venduta tanta candeggina e ammoniaca.

Addirittura più che in passato, proprio grazie al costo contenuto ed alla diffusa convinzione che questi prodotti possano fare miracoli nel campo delle pulizie.

E pensare che uno studio del Ministero dell’Ambiente in collaborazione con Federasma ha partorito un interessante opuscolo che punta il dito sull’inquinamento delle aule

scolastiche e tra gli imputati alla sbarra anche alcuni prodotti comunemente usati ancora oggi nelle pulizie. (clicca qui per il dettaglio)

La cosa non cambia naturalmente neanche per le imprese. Quante tra quelle impegnate in appalti pubblici hanno presentato un piano di lavoro mirato al rispetto del progetto APE? E quanti degli Enti appaltatori hanno preso in considerazione un progetto ecosostenibile?

Assistiamo poi a contraddizioni veramente ridicole.

Enti che richiedono alle ditte certificazioni di qualità, vogliono che i prodotti siano certificati Ecolabel (o con marchi simili) perchè utilizzati in scuole materne. Peccato poi che negli elenchi dei prodotti richiesti ci siano  ammoniaca, candeggina, alcool e addirittura acido muriatico.

Ma naturalmente i prodotti a basso impatto ambientale saranno giudicati con un punteggio più alto.

Il quadro quindi è disastroso.

Non serve però fare come i nostri politici che dicono che tutto va male ma nessuno fa proposte concrete per migliorare.

Cosa possiamo fare allora come rivenditori?

Divulgare queste iniziative, promuovere e diffondere capillarmente una nuova consapevolezza, informare sui problemi che l’utilizzo di certi prodotti può provocare sulla salute pubblica.

Evitare di dare al Cliente sempre ciò che vuole ma cercare di indirizzarlo verso un utilizzo più consapevole dei prodotti.

La formazione è basilare, non solo devono essere formati gli operatori.

Anche gli amministratori, affinché possano prendere coscienza del problema e comportarsi consapevolmente.

Combattere la presunzione dimostrata da troppi Amministratori con umiltà ma con fermezza, anche a costo di diventare antipatici. Anche se ciò comporterà una marginalizzazione della ditta. La serietà alla lunga avrà sempre ragione e prima o poi …qualcosa cambierà.

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2 Comments on "Il progetto ARPA, tra buoni propositi e scarse adesioni"

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  1. Andreoli Tiziana scrive:

    Buongiorno Claudio,
    Con piacere leggo il suo articolo relativo all’intervista del Sig. Giovanni Cantello, approvo al 100% tutto quello che ho letto e sono sicura che si potrebbe dire molto di più a riguardo ma è anche vero che purtroppo la realtà non è cosi noi imprenditori ci troviamo difronte a cose ben diverse da tutto questo; se ci dovessimo sedere a tavolino e fare una bella chiacchierata ne uscirebbero cose molto diverse, noi riferito come piccole aziende ci troviamo a fare i conti con contratti sottocosto per poter rimanere sul mercato ed essere competitivi con grosse coopoeretive che ci marciano molto bene, noi piccole imprese tutto questo lo paghiamo sulla pelle e penso che siano proprio quest’ultime a rispettare queste normative, anche se da molto tempo cerco di spiegere ai clienti l’importanza di questi prodotti ma avendo sempre risposta negativa proprio per i costi perchè tutto per noi aziende ha dei costi esorbitanti sia per l’addestramento del personale sia per gli appalti direi proibitivi, mi creda Sig. Claudio chi come me sta da 25 anni nel settore e soprattutto a contatto con i clienti sia a livello commerciale che a livello cantieristico vivono altre realtà.
    Mi spiace essere polemica ma questi argomenti mi toccano molto da vicino e purtroppo molti non parlano mai di queste motivazioni che poi è la realtà di cui nessuno piace parlare solo risolvendo questo problema si potrà portare avanti questo progetto sostenendo imprese specializzate nel settore.
    Un cordiale saluto al Sig. Giovanni Cantello per il suo pensiero da me condiviso con molto rispetto.
    Cordialmente

  2. Sig.ra Tiziana

    Sostengo da molti anni il suo pensiero, tant’è che anni fa a causa di un nostro crudo articolo sul mondo delle pulizie abbiamo avuto scontri accesi con colleghi e imprenditori.
    Se andiamo a vedere una fiera di settore tutto sembra bello e professionale, ma se ci guardiamo intorno è tutto assai diverso.
    Assistiamo purtroppo ad un totale degrado nel campo delle pulizie dovuto a molti fattori.
    Certo oggi le imprese puliscono meno e molto peggio che in passato ma sono anche pagate molto meno ed hanno molta più concorrenza.
    A Napoli si dice che uno mangia come spende.
    Purtroppo il committente chiede prezzi sempre più bassi ed quindi non può anche pretendere il servizio.
    Quindi è chiaro che l’impresa offre un servizio adeguato al compenso che riceve.
    C’è però anche da dire che di professionisti “veri” non se ne trovano molti.
    Molti pensano di essere professionisti solo perché usano prodotti di grande nome, ma quanti titolari di impresa conoscono veramente il mondo delle pulizie?
    Purtroppo in Italia basta chiedere un partita IVA per diventare imprenditori.
    In ogni settore esiste lo stesso problema.
    Manca ormai la professionalità, la formazione, tutti vogliono solo guadagnare facilmente ed in fretta.
    Tutti abbiamo avuto bisogno di elettricisti, muratori, meccanici, assistenza tecnica e tutti abbiamo avuto esperienze negative.
    A mio avviso l’unica strada perseguibile è insistere sulla professionalità.
    Offrire un servizio al cliente che sia difficilmente sostenibile da imprese meno preparate dà sicuramente un valore aggiunto notevole all’impresa.
    Certo si rischia di non prendere un lavoro o perdere una commessa ma il cliente sicuramente si ricorderà del professionista.
    Giovanni Cantello

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